
Inaugurazione della mostra: sabato 25 gennaio, ore 17.30
a cura di Roberta Gubitosi
Le opere di Michela Pizzinat saranno esposte nella wine hall.
Visita gratuita
L’esclusivo Wine Creative Lab 47 Anno Domini ospita la mostra Guardami, personale dell’artista trevigiana Michela Pizzinat.
Fin dalla formazione, tra il Liceo Artistico di Treviso, l’Accademia delle Belle Arti di Roma e la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia, Michela Pizzinat ha affrontato varie tecniche, dalla scultura alla pittura, alla grafica, sempre guidata dalla capacità di interpretare fonti diverse e dalla consapevolezza delle infinite potenzialità espressive dell’opera d’arte. Gli echi lontani dei grandi maestri del Rinascimento spesso si fondono con visioni surrealiste o con il gusto narrativo dell’antica arte delle stampe giapponese o dei contemporanei linguaggi dell’illustrazione e del fumetto.





L’esposizione Guardami presenta i lavori più significativi della sua ricerca, incentrata sulla complessa realtà femminile fino ad addentrarsi nel tema contemporaneo della violenza fisica e psicologica rivolta alle donne. Si tratta di un percorso maturato negli anni, attraverso una lettura psicologico-emotiva della condizione femminile, per cui la donna appare ancora oggi segnata dalla forte dicotomia tra i “doveri” dettati dal suo ruolo sociale e il proprio desiderio di realizzazione per la piena autoaffermazione. Nasce così la serie delle Dame, in cui le figure femminili, tra passato e presente, emergono dal fondo nero attraverso una definizione del dettaglio quasi fiamminga. Ritratti anonimi di giovani donne sembrano icone surreali, accompagnate da simboli rievocativi delle lusinghe d’amore, delle false promesse, delle disillusioni. Il coniglio bianco, le rose rotte, la volpe, l’usignolo veicolano nella loro apparente bellezza il dolore e la malinconia dell’esistenza sofferta.
Tale esigenza simbolico-espressiva diviene più puntuale e diretta nella produzione recente in cui si riconoscono i ritratti noti delle donne vittime di femminicidio che hanno animato la cronaca degli ultimi anni. Le figure con i volti incorniciati dall’aureola, indossano ampie vesti e appaiono quali “martiri moderne, vittime di una cultura che vede ancora la donna, come una proprietà, come qualcosa da poter controllare o dominare”.
La ricerca pittorica si spinge nell’indagine psicologica attraverso il realismo esasperato degli sguardi che sembrano “chiamare” l’osservatore invitandolo a “guardare” e a interpretare i simboli della loro storia: l’uovo della natività mancata per Giulia Tramontano, la veste verde della profondità delle acque del lago di Barcis per Giulia Cecchettin, il dragone che appare dal manto per Chiara Gualzetti. Le figure chiaramente riconoscibili si ergono emblematiche come in un’apparizione lirica e senza tempo per rievocare le loro storie e contemporaneamente divenire simbolo vivo della loro esistenza.









